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Notizie

ANF: Domanda telematica dal 2019

Con la Circolare Inps n. 45 del 22 marzo 2019, l’istituto ha chiarito che tutte le domande di ANF (Assegno al Nucleo Familiare) dovranno essere trasmesse esclusivamente in via telematica.

Sono interessati tutti i lavoratori dipendenti di aziende private non agricole. I lavoratori dipendenti a tempo indeterminato di aziende agricole invece, continueranno a presentare la domanda direttamente all’azienda tramite il modello ANF/DIP (SR16).

Per qualsiasi informazione contatta il Patronato INAS CISL

Frequenti l’università? Presenta l’ISEE per le agevolazioni

Oggi le famiglie hanno a disposizione numerose opportunità per migliorare il loro bilancio familiare attraverso il riconoscimento del diritto a godere di prestazioni sociali agevolate.

Per la data entro il quale puoi presentare l’Isee, rivolgiti alla segreteria studenti della tua università.

SCARICA L’ELENCO DOCUMENTI ISEE

 

L’accesso a queste prestazioni è legato al possesso di determinati requisiti soggettivi e alla situazione economica della famiglia.

PRENOTA IL TUO APPUNTAMENTO ON-LINE

 

Informazioni

L’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente), è lo strumento che verrà adottato da molti enti pubblici e privati per valutare la situazione economica delle famiglie che intendono richiedere una prestazione sociale agevolata (prestazione o riduzione del costo del servizio).

Per ottenere l’assistenza necessaria alla compilazione della dichiarazione e delle domande da presentare agli Enti erogatori delle prestazioni è possibile rivolgersi ad un qualsiasi ufficio del CAF CISL su tutto il territorio nazionale che gratuitamente potrà assistervi nella compilazione della dichiarazione utile ad ottenere l’ISEE, e in base al valore potrà indicarvi a quli agevolazioni e bonus potete avere accesso.

Guida pratica: gli infortuni e le malattie professionali

GLI INFORTUNI SUL LAVORO

L’infortunio sul lavoro è un evento avvenuto per causa violenta in occasione di lavoro, dal quale derivi l’inabilità temporanea assoluta per più di tre giorni, l’inabilità permanente o la morte. Per infortunio in itinere si intende l’infortunio avvenuto durante il normale tragitto di andata e ritorno tra l’abitazione e il luogo di lavoro, o anche nel tragitto che collega due luoghi di lavoro qualora l’assicurato abbia più di un lavoro. È coperto da assicurazione anche il percorso di andata e ritorno dal luogo di lavoro a quello di consumazione dei pasti sempreché sussistano determinati requisiti.

NOTA BENE: Grazie al principio della automaticità delle prestazioni, viene garantito l’infortunio anche se il datore di lavoro non ha versato il premio Inail.
La denuncia di infortunio

1. Il lavoratore deve informare immediatamente il datore di lavoro di qualsiasi infortunio subito;
2. Nei casi in cui sia necessario per il lavoratore infortunato recarsi al Pronto Soccorso, quest’ultimo deve rilasciare il primo certificato;
3. Quest’ultimo deve essere inviato al datore di lavoro il quale, entro due giorni dal ricevimento del certificato o dalla comunicazione dell’avvenuto infortunio deve segnalare il caso alla sede Inail competente. Il lavoratore verrà convocato a visita medica presso la sede Inail competente per una valutazione dei postumi permanenti e prima ancora per una valutazione circa la natura e la durata dell’evento, ovvero dell’inabilità temporanea assoluta al lavoro dell’assicurato.

L’indennizzo dell’infortunio

Durante il periodo di infortunio spetta un’indennità simile alla malattia (vedi qui sotto l’indennità di temporanea Inail). Inoltre nel momento in cui l’Inail emette un provvedimento di chiusura dell’infortunio, al lavoratore spetta un risarcimento a seconda del grado d’inabilità permanente riconosciuto.

dal 0% al 5% NESSUN RISARCIMENTO
dal 6% al 15% INDENNIZZO IN CAPITALE
dal 16% al 100%* INDENNIZZO IN RENDITA
*tra l’11% e il 100% se l’evento è precedente al 25/07/2000

Nella maggior parte dei casi è il datore di lavoro che anticipa per conto dell’Inail l’indennità per inabilità temporanea assoluta al lavoro, ma se ciò non avvenisse è possibile richiedere il pagamento diretto dall’Inail recandosi presso la sede del Patronato Inas muniti del certificato medico e delle coordinate Iban.

La revisione dell’infortunio

I postumi permanenti di un infortunio o di una malattia professionale possono essere revisionati all’interno di un preciso arco temporale su richiesta dell’assicurato in caso di aggravamento delle sue condizioni psico-fisiche, in questa ipotesi si parla di revisione passiva; o verificati su disposizione dell’Inail, in tal caso si parla di revisione attiva. I termini per l’aggravamento dei postumi di un infortunio sono di 10 anni e, la richiesta di revisione può essere avanzata entro 11 anni dalla data evento (l’aggravamento delle condizioni psico-fisiche deve essersi verificato entro 10 anni dalla data evento) nel caso si tratti di postumi permanenti inferiori al 16%; 11 anni dalla data di decorrenza della rendita nel caso di postumi permanenti pari o superiori al 16%.
In entrambi i casi descritti (postumi inferiori al 16% o pari/superiori al 16%) l’aggravamento deve essersi verificato nell’arco di 10 anni dalla data evento o dalla decorrenza (a seconda dei casi), mentre è la sola presentazione della richiesta di revisione che può essere inoltrata entro 1 anno dalla scadenza di detto termine a pena di decadenza.

 TERMINI SCADENZE
1° REVISIONE  1 anno dalla data dell’infortunio e 6 mesi dalla decorrenza della rendita
2° REVISIONE Almeno 1 anno dalla precedente revisione
3° REVISIONE Almeno 1 anno dalla precedente revisione
4° REVISIONE Almeno 1 anno dalla precedente revisione
5° REVISIONE  7 anni dalla data di decorrenza della rendita
6° REVISIONE 10 anni dalla data di decorrenza della rendita.  La domanda va presentata non oltre 1 anno dalla scadenza del decennio

 

 

Per i postumi inferiori al 16% è possibile la sola revisione passiva. Nel caso l’assicurato sia già titolare di indennizzo in capitale per postumi tra il 6 ed il 15%, la revisione passiva per l’aggravamento di tali postumi, volta all’adeguamento del capitale erogato, può avvenire una sola volta, mentre saranno sempre possibili all’interno del complessivo arco temporale citato, le revisioni passive volte al riconoscimento della rendita (per aggravamento postumi pari o superiore al 16%).
Nel caso l’assicurato già titolare di un indennizzo in capitale (già una prima volta adeguato o meno) venga colpito da un nuovo evento, indipendentemente dalla natura di questo, qualora per effetto dell’unificazione dei postumi, questi ultimi risultino ancora inferiori al 16% (ovvero al massimo entro il 14% per conservare la possibilità di adeguamento al 15%), l’assicurato conserva la possibilità di un successivo adeguamento del capitale già ricevuto nei limiti dell’indennizzo in capitale, cioè del 15%.
Qualora l’Inail riscontrasse un miglioramento delle condizioni psico-fisiche dell’assicurato tali da risultare inferiori alla rendita già concessa (pari o superiore al 16%) allora potrà ridurre quest’ultima nella nuova misura, o cessarla nel caso i postumi permanenti riscontrati in sede di revisione (passiva o attiva) risultino inferiori al 16%. In quest’ultimo caso potrà dar luogo, qualora i postumi riscontrati risultassero compresi tra il 6 ed il 15%, ad un primo pagamento del capitale, o alla restituzione di quello precedentemente recuperato (qualora la costituzione rendita sia avvenuta in seguito ad un aggravamento dei postumi già precedentemente indennizzati in capitale) e al suo eventuale adeguamento. Se la revisione si riferisce ad una richiesta dell’assicurato (passiva) per aggravamento dei postumi permanenti inferiori al 16% e superiori al 5%, pertanto, già indennizzati in capitale e, in sede di visita l’Inail rilevasse anziché un peggioramento delle condizioni psico-fisiche dell’assicurato un miglioramento tale da residuare postumi permanenti inferiori a quelli per cui era stato concesso l’indennizzo in capitale, l’Istituto non potrà procedere al recupero delle somme già erogate. È proprio per tale motivo che per i postumi inferiori al 16% è possibile effettuare solo revisioni passive e non anche attive.
Infine, in caso l’interessato già indennizzato in rendita (o in capitale) venga colpito da un ulteriore evento, di uguale o diversa natura di quello che ha dato luogo all’indennizzo, per effetto dell’unificazione della rendita (o dei postumi) cesseranno tutte le scadenza revisionali precedenti, dando così luogo ad una nuova entità composta da più eventi di uguale o diversa natura che determinerà, in base alla componente di danno che risulterà da quel momento in poi aggravata, nuove scadenze revisionali.
In questo caso si parla di Rendita Unica.

LE MALATTIE PROFESSIONALI

La malattia professionale è la patologia che il lavoratore contrae a causa del lavoro svolto. Si differenzia dall’infortunio in quanto è caratterizzata da una graduale, progressiva, lenta azione di fattori presenti nell’ambiente di lavoro che possono compromettere la salute del lavoratore. Esistono malattie professionali tabellate e non tabellate.

Come presentare la domanda

La domanda di riconoscimento della malattia professionale in via generale deve essere presentata tramite il Patronato Inas con il certificato medico Mod. 5SS bis.

 

L’indennizzo della malattia professionale

Se la malattia professionale causa un’assenza dal lavoro, per tale periodo spetta un’indennità simile alla malattia (vedi qui sotto l’indennità di temporanea Inail).
Nel momento in cui l’Inail emette un provvedimento di definizione dei postumi permanenti della malattia professionale successivamente al ripristino della capacità lavorativa nel caso vi sia stata assenza dal lavoro per inabilità temporanea assoluta, o dalla data di richiesta del riconoscimento della malattia qualora non vi sia stata assenza dal lavoro a causa di postumi temporanei di questa, al lavoratore spetta un risarcimento a seconda del punteggio grado d’inabilità riconosciuto.

dal 0% al 5% NESSUN RISARCIMENTO
dal 6% al 15% INDENNIZZO IN CAPITALE
dal 16% al 100%* INDENNIZZO IN RENDITA
*tra l’11% e il 100% se l’evento è precedente al 25/07/2000
La revisione della malattia professionale

Come per l’infortunio, in tema di revisione del danno, per le malattie professionali vigono le stesse regole, con l’unica eccezione dell’arco temporale entro cui l’aggravamento può verificarsi che, nel caso delle malattie professionali è di 15 anni. Per le scadenze revisionali vi è, inoltre, da dire che per particolari patologie professionali come silicosi e asbestosi detti termini subiranno delle variazioni.

TERMINI SCADENZE
1° REVISIONE 1 anno dalla data della manifestazione (evento) qualora non vi sia stata assenza
per inabilità temporanea assoluta, o e 6 mesi dalla decorrenza della rendita qualora
vi sia stata assenza dal lavoro per inabilità temporanea assoluta
REVISIONI SUCCESSIVE Possono essere effettuate con cadenza annuale (salvo casi particolari)
a non meno di un anno l’una dall’altra
ULTIMA REVISIONE Trascorsi 15 anni dalla data di decorrenza della rendita ma e la domanda
va presentata non oltre 1 anno dalla scadenza dei 15 anni

IMPORTANTE: Scadenze diverse sono previste per malattie professionali quali asbestosi e silicosi.

L’INDENNITA’ DI TEMPORANEA INAIL

La malattia Inail causata da infortunio o da malattia professionale

L’indennità di temporanea Inail è una prestazione corrisposta al lavoratore che si trovi nell’impossibilità temporanea e assoluta di lavorare a causa di un infortunio o di una malattia professionale contratta a causa del lavoro svolto. L’indennità non copre l’intero importo della retribuzione percepita, ma può essere integrata fino al 100% della retribuzione dal datore di lavoro se previsto nel CCNL di riferimento.

 

Quanto spetta

Il datore di lavoro è obbligato a pagare al lavoratore infortunato l’intera retribuzione per la giornata nella quale è avvenuto l’evento, mentre, per i giorni successivi ad esso i compensi e le indennità vengono determinati come segue.

 

Dal 1° al 3° giorno il 60% della retribuzione normalmente percepita*
Dal 4° al 90° giorno il 60% della retribuzione media giornaliera**
Dal 91° giorno  alla guarigione clinica il 75% della retribuzione media giornaliera**

* salvo migliori condizioni previste da contratti collettivi o individuali di lavoro.
** La retribuzione media giornaliera (RMG) viene calcolata in base a quella effettivamente corrisposta dal datore di lavoro nei 15 giorni precedenti l’evento. Per specifiche categorie (es. lavoratori agricoli) il calcolo viene effettuato sulla base delle retribuzioni convenzionali fissate con decreto ministeriale, salvo i casi di retribuzione più favorevole stabiliti a livello provinciale dal contratto collettivo per la qualifica per la quale è stato assunto il lavoratore.

IL PAGAMENTO: normalmente, salvo particolari categorie di lavoratori, il datore di lavoro anticipa per conto dell’Inail l’indennità per inabilità temporanea assoluta prevista dall’Istituto a decorrere dal 4° giorno successivo all’evento e, se previsto dal Ccnl il datore di lavoro, o gli enti bilaterali, integrano tale posta sino al 100% della retribuzione.

NOTA BENE: Nei casi di “dubbia competenza”, cioè nelle ipotesi in cui non vi è l’immediata certezza da parte dell’Ente (Inail o Inps) che riceve la richiesta di riconoscimento del caso che quest’ultimo sia attribuibile alla sua competenza, l’erogazione della prestazione per l’inabilità temporanea assoluta al lavoro varia a seconda dell’Istituto che per primo riceve comunicazione dell’evento di cui in seguito verrà definita la natura. Se la richiesta iniziale (di riconoscimento del caso) è effettuata nei confronti dell’Inail, allora quest’ultimo erogherà secondo quanto disposto nella nuova convenzione INPS/INAIL per i casi di dubbia competenza, una prestazione provvisoria nella misura del 50% dell’indennità per inabilità temporanea assoluta prevista dall’art. 66 del D.P.R. 1124/65 (Testo Unico delle disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali) fino all’assunzione del caso e comunque non oltre il periodo di comporto di 180 giorni previsto per la malattia INPS.

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PER QUALSIASI INFO CONTATTA IL PATRONATO INAS DELLA CISL

 

Pensioni: le idee della Cisl e alcune domande al Governo

La Cisl, unitamente alle altre confederazioni, ha recentemente inviato una richiesta di incontro al Ministro del Lavoro allo scopo di discutere le possibili scelte da compiere in materia previdenziale.
Nell’ambito del dibattito in corso, si è ritenuto importante sintetizzare alcuni punti che sono stati sintetizzati in un volantino, rispetto ai quali si rende necessario un lavoro di approfondimento con il Governo.
In particolare la Cisl ritiene debbano essere discussi al più presto:
> nuove regole di accesso più flessibile al pensionamento;
> l’individuazione di ulteriori professioni che per loro gravosità dovranno prevedere deroghe alle norme sul l’aspettativa di vita;
la necessità di predisporre una formula a sostegno della previdenza dei più giovani;
> la valorizzazione del lavoro di cura, in considerazione del cambiamento in atto nel Paese delle condizioni epidemiologiche e sociali che incidono sul l’invecchiamento della popolazione;
il tema del riadeguamento al costo della vita delle pensioni in essere, prevedendo per le stesse una reale azione perequativa;
la riproposizione a sostegno dei lavoratori esodati di una nuova salvaguardia, unitariamente alla proroga della cosiddetta “opzione donna” che, pur non trovando riscontro nel “contratto del governo del cambiamento”, dovranno essere ricompresi nelle misure della prossima legge di stabilità.

SCARICA IL VOLANTINO CON LE PROPOSTE DELLA CISL

 

Caporalato e morti sul lavoro: Ora BASTA!

Incidente braccianti agricoli, Furlan e Rota: ”Imprese e Istituzioni si assumano responsabilità in tema di trasporto lavoratori e sicurezza”

“Anche in queste settimane braccianti morti e feriti per un incidente stradale in Puglia, questa volta a Ripalta. Cos’altro deve accadere perché il Governo intervenga contro il caporalato e dia ascolto alle nostre istanze su sicurezza e controlli?”.
Lo scrivono in una nota congiunta la Segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan ed il Segretario generale della Fai Cisl, Onofrio Rota, che aggiungono: “Abbiamo chiesto incontri e fatto proposte. La risposta è stata la retorica propaganda contro la legge 199 e poi l’ampliamento dell’utilizzo dei voucher, con una modalità che è un chiaro salvacondotto per il lavoro nero e la concorrenza sleale. Prima di agire bisognerebbe andare a vedere come funziona il lavoro agricolo ed in che condizioni vivono le tante persone coinvolte nelle grandi campagne di raccolta. Auspichiamo si faccia luce sull’accaduto al più presto ed esprimiamo il nostro profondo cordoglio per le famiglie dei lavoratori coinvolti. Ma deve essere chiaro che incidenti come questo, così come quello di ieri, potevano essere evitati se solo si fosse dato ascolto ai nostri allarmi ed ai nostri richiami su cabina di regia, rete del lavoro agricolo di qualità, trasporto dei lavoratori, gestione del mercato del lavoro agricolo. Tutti elementi sui quali esistono già sperimentazioni positive, a partire dalla stessa Puglia, ma che si fatica a far diventare sistema, come previsto dagli obiettivi della legge 199. Sulla sicurezza nel lavoro e sulla dignità delle persone non accetteremo strumentalizzazioni né demagogia, vogliamo che istituzioni ed imprese si assumano le proprie responsabilità e la smettano di chiudere un occhio nella speranza che non accadano altre sciagure”.

 

Segui gli aggiornamenti sull’account Twitter di FAI CISL

 

Malattia Inps: Guida pratica per i lavoratori

L’indennità per malattia è la prestazione economica riconosciuta ai lavoratori dipendenti quando si verifica un evento che ne determina la temporanea incapacità lavorativa. Per avere diritto all’indennità economica di malattia, è necessario che il lavoratore si rechi dal medico di base per il rilascio del certificato. Il medico provvederà a trasmetterlo telematicamente all’Inps.

SCARICA LA GUIDA INPS PER IL CERTIFICATO DI MALATTIA E LE VISITE DI CONTROLLO

COME OTTENERE IL CERTIFICATO MEDICO TELEMATICO

Tutti i lavoratori per ottenere il certificato medico da trasmettere al proprio datore di lavoro, possono rivolgersi:

– al medico curante nei giorni feriali

– alla guardia medica nei giorni festivi o prefestivi

– alle strutture ospedaliere per le giornate di ricovero e per quelle in cui è stata eseguita la prestazione in pronto soccorso.

NOTA BENE: è obbligo del lavoratore verificare i dati relativi al proprio domicilio prima del rilascio del certificato da parte del medico, comunicando eventualmente l’indirizzo di reperibilità, se diverso, per le eventuali visite di controllo.

Nei casi in cui si verifichi l’effettiva necessità per il lavoratore di dover cambiare il proprio indirizzo di reperibilità, durante il periodo rientrante nella prognosi del certificato, egli dovrà darne tempestivamente, con congruo anticipo, oltre che al datore di lavoro, anche con le seguenti modalità previste nel messaggio dell’Istituto n. 1290 del 22.1.2013:

Per contattare la sede Inps di competenza, clicca qui

FASCE ORARIE DI REPERIBILITA’

I lavoratori in malattia sono oggetto di visita fiscale da parte dei medici inviati dall’INPS, presso le proprie abitazioni, durante le ore di visita previste da oggi (salvo successive modifiche):

Dipendenti settore privato:
Ore 10.00 – 12.00 e 17.00 – 19.00.

Dipendenti settore pubblico:
Ore 9:00 – 13:00 e 15:00 – 18:00.

ESCLUSIONE DALLE FASCE ORARIE DI REPERIBILITA’

E’ prevista l’esclusione dall’obbligo di rispettare le fasce orarie di reperibilità, nei casi in cui l’assenza sia riconducibile ad una delle seguenti circostanze:
a) patologie gravi che richiedono terapie salvavita (Le patologie invalidanti che richiedono terapie salvavita devono risultare da idonea documentazione, rilasciata dalle competenti strutture sanitarie, che attesti la natura della patologia e la specifica terapia salvavita da effettuare).
b) stati patologici sottesi o connessi alla situazione di invalidità riconosciuta (ai fini dell’esclusione dall’obbligo di reperibilità, la stessa deve aver determinato una riduzione della capacità lavorativa nella misura pari o superiore al 67 per cento).

Vedi il Decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali dell’11 gennaio 2016

LA VISITA MEDICA DI CONTROLLO

La visita medica di controllo può essere richiesta dal datore di lavoro, o disposta direttamente dall’Inps. Una stessa malattia può essere controllata più volte.

ATTENZIONE: Il medico INPS, a seguito della visita a domicilio, redige un verbale di visita, che contiene la prognosi di conferma o di chiusura anticipata ovvero di posticipazione del termine della malattia, ove viene richiesta anche la firma del lavoratore. Invitiamo tutti i lavoratori a verificare l’esito della visita di controllo ed il verbale del medico Inps, chiedendone eventualmente una copia. La firma del lavoratore implica l’accettazione del giudizio espresso dal medico, impedendo la possibilità di un’eventuale contestazione o di un ricorso.

ASSENZA A VISITA MEDICA DI CONTROLLO

Se il lavoratore non è presente al proprio domicilio in caso di visita medica di controllo domiciliare, è tenuto a presentarsi presso il centro medico legale dell’Inps (o Asl, a seconda delle indicazioni riportate nell’avviso lasciato dal medico), per l’effettuazione della visita medica ambulatoriale. (Non viene considerata valida la giustificazione prodotta in caso in cui ci si rechi dal proprio medico di base).

L’assenza a visita medica di controllo potrà comportare l’applicazione di specifiche sanzioni. L’assenza a visita medica di controllo, se non giustificata, comporterà l’applicazione di sanzioni e quindi la non indennizzabilità delle giornate di malattia nel seguente modo:

per un massimo di 10 giorni di calendario, dall’inizio dell’evento, in caso di 1° assenza a visita di controllo non giustificata;

per il 50% dell’indennità nel restante periodo di malattia in caso di 2° assenza a visita di controllo non giustificata;

per il 100% dell’indennità dalla data della 3° assenza a visita di controllo non giustificata.

RIENTRO ANTICIPATO DALLA MALATTIA

Ogni lavoratore assente per malattia che, considerandosi guarito, intenda riprendere anticipatamente il lavoro rispetto alla prognosi formulata dal proprio medico curante, potrà essere riammesso in servizio solo in presenza di un certificato medico di rettifica dell’originaria prognosi (Messaggio Inps n. 6976 del 12 settembre 2014).

PERIODO INDENNIZZABILE
Lavoratori dell’agricoltura:

a tempo indeterminato: l’indennità di malattia spetta per tutti i giorni coperti da idonea certificazione e per un massimo di 180 giorni nell’anno solare, purché abbiano effettivamente iniziato l’attività lavorativa;
a tempo determinato: l’indennità di malattia spetta per tutti i giorni coperti da idonea certificazione purché il lavoratore possa far valere almeno 51 giornate di lavoro in agricoltura prestato nell’anno precedente (può essere considerata utile l’attività svolta nel medesimo settore agricolo anche se a tempo indeterminato). In alternativa 51 giornate di lavoro in agricoltura effettuate nell’anno in corso e prima dell’inizio della malattia. Il periodo indennizzabile per malattia è pari al numero di giorni di iscrizione negli elenchi e fino ad un massimo di 180 giorni nell’anno solare.
L’indennità spetta anche per i periodi successivi alla chiusura del contratto di lavoro (sia per scadenza naturale del contratto, sia per dimissioni del lavoratore), previo certificazione medica.

Per i periodi di ricovero ospedaliero, è consigliabile informare l’operatore sindacale di riferimento per evitare che per vari motivi, l’Inps non tenga considerato questo periodo, e tenga valido solo il periodo successivo alle dimissioni dalla struttura ospedaliera.

Operai settore industria /operai ed impiegati settore terziario e servizi con rapporto di lavoro in essere:

a tempo indeterminato: l’indennità di malattia spetta per tutti i giorni coperti da idonea certificazione e per un massimo di 180 giorni nell’anno solare;
a tempo determinato: l’indennità di malattia spetta, per tutti i giorni coperti da idonea certificazione, per un numero massimo di giorni pari a quelli lavorati nei 12 mesi immediatamente precedenti l’inizio della malattia da un minimo di 30 giorni ad un massimo di 180 giorni nell’anno solare. Il diritto cessa in concomitanza con la cessazione del rapporto di lavoro anche se avvenuta prima dello scadere del contratto. Il datore di lavoro non può corrispondere l’indennità per un numero di giornate superiore a quelle effettuate dal lavoratore alle proprie dipendenze; le restanti giornate sono indennizzate direttamente dall’Inps.

QUANTO SPETTA: IMPORTO

dal 1° al 3° giorno: solitamente i primi 3 giorni non sono indennizzati,  ma se se previsto dal Ccnl o dall’ente bilaterale se agricoltura viene garantita un’indennità
dal 4° al 20° giorno: 50% della retribuzione media giornaliera a carico Inps + integrazione da parte dell’azienda se previsto dal Ccnl o dall’ente bilaterale se agricoltura
dal 21° al 180° giorno: il 66,66% della retribuzione media giornaliera a carico Inps + integrazione da parte dell’azienda se previsto dal Ccnl o dall’ente bilaterale se agricoltura

Chiarimento Inps: conversione domande di ds agricola

Con messaggio Inps n. 3058 del 31 luglio 2018, l’Inps ha fornito chiarimenti sulla possibilità di trasformazione, della domanda di disoccupazione agricola in domanda di disoccupazione NASpI e viceversa, della domanda di disoccupazione NASpI in domanda di disoccupazione agricola.

La trasformazione è possibile nei limiti di seguito specificati:

>La domanda di disoccupazione agricola, respinta per prevalenza di attività nel settore non agricolo, può essere trasformata in domanda di disoccupazione NASpI, esclusivamente su specifica richiesta dell’interessato, qualora sia stata presentata nei termini legislativamente previsti per tale ultima prestazione (entro sessantotto giorni dalla cessazione involontaria dell’attività lavorativa). In tal caso, l’interessato deve integrare la domanda di disoccupazione agricola, di cui si chiede la trasformazione, con l’eventuale documentazione necessaria alla definizione della domanda di disoccupazione NASpI.

>E’ possibile altresì trasformare la domanda di disoccupazione NASpI, respinta per prevalenza di attività nel settore agricolo, in domanda di disoccupazione agricola, sempre su richiesta dell’interessato, qualora la domanda sia stata presentata nei termini legislativamente previsti per tale ultima prestazione (dal 1° gennaio al 31 marzo dell’anno successivo a quello di competenza della prestazione). In tal caso, l’interessato deve integrare la domanda di disoccupazione NASpI, di cui si chiede la trasformazione, con l’eventuale documentazione necessaria alla definizione della domanda di disoccupazione agricola.

Le istanze di riesame o i ricorsi amministrativi riferiti a domande per le quali non sia, nel frattempo, intervenuta la decadenza dal diritto, potranno essere definiti in autotutela secondo le indicazioni sopra fornite.

 

Nasce il fondo pensione della cooperazione

Dal 02 luglio 2018, nasce il fondo di previdenza complementare PREVIDENZA COOPERATIVA, il Fondo che riunisce in un’unica forma pensionistica complementare tutti i lavoratori del sistema cooperativo: Cooperlavoro, Filcoop e Previcooper.

Nasce con l’obiettivo di tutelare ancora di più i lavoratori della cooperazione, supportandoli in maniera sempre più efficace ed efficiente nella costruzione della pensione integrativa.

Se sei già iscritto a Cooperlavoro, Filcoop e Previcooper sarai automaticamente iscritto del nuovo Fondo Previdenza Cooperativa, senza bisogno di compilare un nuovo modulo di adesione e senza pagare la quota d’iscrizione e dalla data di efficacia della fusione le posizioni previdenziali maturate dai singoli iscritti (cd. zainetto previdenziale) saranno trasferite nel Fondo Previdenza Cooperativa, senza alcuna modifica. Manterrai tutti i tuoi contributi, l’anzianità di iscrizione, i requisiti di partecipazione, lo stesso comparto di investimento e per tale operazione non dovrai sostenere alcun costo.

Maggiori info su www.previdenzacooperativa.it

Caporalato e Voucher: la Fai Cisl Pd Ro fa il punto

Il caporalato è un fenomeno in espansione in tutta Italia e nemmeno il territorio padovano sfugge a questa logica di sfruttamento.

VEDI IL SERVIZIO DI TELENUOVO (TG PADOVA)

 

Un fenomeno che tende a rimanere sommerso proprio perché basato sul ricatto, soprattutto se si tratta di stranieri. Per offrire ai lavoratori l’opportunità di denunciare situazioni di abusi senza incorrere in ritorsioni da parte del dall’azienda, il segretario provinciale Fai Cisl di Padova e Rovigo Gilberto Baratto, insieme a Maurizio Geron, sempre di Fai Cisl di Padova e Rovigo, ha ricordato la campagna SOS Caporalato lanciata dall’organizzazione sindacale a livello nazionale. Chiamando il numero verde 800 199 100 (che richiama la legge 199 contro il caporalato) le persone possono segnalare casi di sfruttamento mantenendo l’anonimato. Fai Cisl si impegna quindi a verificare l’attendibilità della segnalazione e ad inoltrarla agli enti competenti, come l’ispettorato al lavoro o la polizia. Un tavolo regionale per il contrasto al caporalato è stato aperto martedì scorso con la partecipazione degli assessorati al Lavoro, all’Agricoltura e alle Politiche sociali, degli istituti di vigilanza e controllo nel mondo del lavoro, dei sindacati, delle organizzazioni datoriali e dei produttori del settore primario, del mondo della cooperazione e del terzo settore. Gilberto Baratto è uno dei componenti.

“Nel Giorno internazionale contro la tratta degli esseri umani – ha detto – vogliamo rivolgerci al governo per denunciare ogni forma di sfruttamento in agricoltura. Tra queste, anche la reintroduzione dei voucher, prospettata nel cosiddetto decreto dignità. Il contratto di lavoro in agricoltura è infatti legato alla stagionalità insita in questo tipo di attività. Con l’utilizzo dei voucher il lavoratore perderebbe il diritto alla copertura dei mesi di “disoccupazione agricola” e ci rimetterebbe anche sul piano contributivo pensionistico”. Per questo una delegazione Fai Cisl di Padova e Rovigo ha partecipato al presidio anti-voucher davanti a Montecitorio la settimana scorsa e ci tornerà domani 31 luglio, quando il decreto sarà in aula alla Camera dei Deputati.

La stagionalità del contratto – ha aggiunto Baratto – prevede diversi periodi di attività e di pausa definiti a livello provinciale in base alle esigenze del territorio, quindi il ricorso ai voucher sarebbe del tutto inutile, se non per togliere ai lavoratori i loro diritti”. L’ultimo rinnovo contrattuale, siglato il 19 giugno scorso, prevede anche, su richiesta di Fai Cisl, che anche le cosiddette “cooperative senza terra”, quelle che offrono prestazioni di lavoro alle aziende, applichino il contratto per il settore agricolo. Le cooperative agricole che applicano il contratto entreranno in una “white list” che sarà garanzia di correttezza e quindi anche di qualità.

 

NOvoucher: mobilitazione di fronte Montecitorio

Una delegazione della Fai Cisl Padova Rovigo, insieme a tantissimi lavoratori del comparto agricolo, oggi 25 luglio, si sono riuniti davanti a Palazzo Montecitorio per manifestare contro il Decreto Dignità che vuole estendere l’utilizzo dei voucher in agricoltura; Andrea Padoan, segretario generale aggiunto Fai Cisl Padova Rovigo commenta  ‘’così si riducono di fatto le tutele di migliaia di lavoratori del comparto. Il contratto agricolo è già per natura flessibile per soddisfare la stagionalita strutturale e non occasionale del mondo agricolo. Pertanto non si comprende la necessità di allargare l’impiego dei voucher oltre alle categorie degli studenti e pensionati’’.

‘’I voucher non permettono di maturare contributi utili alla disoccupazione e per raggiungere la pensione minima-continua Padoan-i lavoratori dovrebbero lavorare per oltre 126 anni. Le finalità dei voucher sono state snaturate, trasformandosi in uno strumento per coprire il lavoro nero incentivando la frammentazione dei rapporti di lavoro in modo da giustificare il loro pagamento con questa forma di retribuzione’’.

Aggiunge, Stefano Laurenti, responsabile del comparto agricolo per la federazione di Padova Rovigo ‘’questa iniziativa vuole rafforzare il bisogno di migliaia di lavoratori iscritti alla federazione che si vedrebbero negati i propri diritti e le tutele previste dalla contrattazione, basti pensare all’indennità di disoccupazione agricola che, verrebbe completamente cancellata visto che i voucher non la contemplano’’.

Presente anche il segretario generale Fai Cisl Nazionale, Onofrio Rota, la segretaria generale Cisl, Annamaria Furlan ed il segretario generale Veneto della federazione, Andrea Zanin che unitariamente alle altre sigle sindacali chiedono al governo un cambio di rotta radicale per quanto riguarda l’utilizzo dei voucher nel comparto.

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